la comunicazione sul web

Le moderne tecnologie ci offrono ormai la possibilità di soddisfare, quasi appieno, l’ancestrale desiderio dell’uomo di sapere. Ma in quel quasi si annidano gran parte di quelle che vorrei chiamare le ossessioni, in particolare, dei comunicatori.

E’ risaputo che una delle prime necessità di chi comunica, o intende farlo, è conoscere il proprio interlocutore, se trattasi di comunicazione interpersonale, o il proprio target, se trattasi di comunicazione mediata e finalizzata ad uno scopo. Se pensiamo ai media tradizionali, carta stampata, affissioni, tv, radio, la rilevazione dei dati della audience, la loro gestione e vendita ha fatto la fortuna di coloro che hanno fatto di tale attività la propria impresa. Il livello di personalizzazione dell’offerta di informazioni sul pubblico raggiunto con la propria comunicazione non è in grado di andare oltre una certa soglia. La readership di una testata nulla ci dice sul reale contatto attivato dal nostro annuncio, i dati di ascolto di una trasmissione radiofonica e/o del profilo del suo ascoltatore (medio) non è garanzia di passaggio efficace per il nostro spot. E via dicendo per gli altri media.

Il discorso è diverso se si ragiona sui new media, in primis Internet. In questo caso la possibilità di tracciare i percorsi del navigatore ci dà l’illusione, perché di questo trattasi, di poter avere informazioni certe e puntuali sui visitatori del nostro sito (o del nostro banner su sito altrui). L’analisi dei file che i computer scaricano durante la navigazione  per chi è del mestiere, ci riferiamo ai file di log) ci permette di raccogliere una serie di dati sul numero dei visitatori, il tempo dedicato alle cosiddette sessioni, il percorso effettuato per raggiungere il nostro sito, eccetera. Insomma una enormità di dati, perlopiù utilizzati a fini statistici. L’equivoco di cui spesso è vittima il comunicatore in questo caso è quello di poter conoscere praticamente tutto dell’utente che è transitato sul suo messaggio. Le richieste che vengono fatte agli analisti del sito sono praticamente illimitate. Si vorrebbe naturalmente sapere tutto del percorso di navigazione, da dove è entrato, dove è uscito, quale parola ha digitato nel motore di ricerca, fino anche da quale computer si è collegato e quindi, in sostanza, chi è. Le nuove tecnologie così finalmente ci permetterebbero di dare un volto (o un nome e cognome) al nostro, normalmente sconosciuto e insondabile, interlocutore. Ma anche questo non basta, non può soddisfare appieno il nostro desiderio, perché quello che veramente vorrebbe sapere ogni comunicatore è, non solo dove, come e quando, un contatto si è attivato, ma soprattutto con chi e il perché. In fondo queste sono le cinque classiche domande a cui dovrebbe rispondere un articolo ben confezionato, e lo sono proprio perché sono gli stessi quesiti che noi tutti ci poniamo nel processo di conoscenza.

Ma qui la statistica svela tutti i suoi limiti: scienza esatta fino alla fase di elaborazione dei dati, ma che sfocia nelle scienze sociali per offrire un’interpretazione degli stessi. Quando si passa a questo livello le ipotesi che il ricercatore stesso deve porre sono già, per definizione, una sua visione della realtà, che certo, si andrà scientificamente a dimostrare o confutare.

Se poi la ricerca è al servizio della comunicazione, scienza questa tutt’altro che ad univoca interpretazione, la cosa si complica ulteriormente. I dati citati sopra infatti si prestano alle più malsane strumentalizzazioni. Anche presupponendo la buona fede del comunicatore, non pare a tutti una definizione di buon senso pensare, per esempio, che una lunga sessione sul nostro sito sia sinonimo di interesse? Perché mai dovremmo imputare il tempo trascorso, che so, a lentezza del computer che si è connesso, a difficoltà nel decodificare il contenuto, fino anche al telefono che è squillato ed ha distratto il navigatore?

Quello che sarebbe veramente interessante sapere, cosa l’utente stava effettivamente cercando, se l’ha trovato, se ne è soddisfatto, è ciò che anche nei dati che si possono raccogliere con i nuovi strumenti non si può trovare, salvo introdurre dei meccanismi di rilevazione del gradimento/soddisfazione.

Come per i media classici l’unica strada per ottenere queste informazioni è chiederle direttamente agli interessati, quindi utilizzare tecniche di ricerca di tipo qualitativo. Come dire: tutto cambia, nulla cambia. Certo rispetto ai canali tradizionali quelli elettronici ci consentono di ottenere informazioni più puntuali, più rapide e, forse, più economiche, ma non devono trarci in inganno rispetto alla reale capacità conoscitiva delle informazioni stesse.

Più in generale credo che dovremmo tutti liberarci da quella che ormai, proprio alimentata dai media moderni, è diventata quasi un’ossessione, sapere sempre e tutto. Chi non è mai stato vittima della curiosità legata a una chiamata non risposta sul cellulare, che non ha lasciato traccia del numero di chi ci ha chiamato?

Si è cominciato con le segreterie telefoniche, per arrivare agli ultimi servizi offerti dagli operatori telefonici che ci permettono, anche sul telefono fisso, di conoscere il numero telefonico di chi ha cercato di contattarci. Certo è possibile sottrarsi a tutto ciò, nessuno ci obbliga a possedere strumenti che ci rendano sempre e comunque raggiungibili, però un tale atteggiamento ormai viene considerato nella migliore delle ipotesi snob, nella peggiore sospetto.

Insomma anche “il grande fratello” richiede collaborazione da parte dell’utente. Al di là dei meccanismi automatici di rilevazione, che comunque richiederebbero un utilizzo più etico da parte dei gestori dei siti web, laddove la consapevolezza dei navigatori è ancora poco sviluppata, se abbiamo a cuore il buon esito della comunicazione le valutazioni richiedono analisi complesse e multivariate.

Il paradosso, in alcuni casi, è che è meglio non conoscere piuttosto che agire, supportati da dati che riteniamo certi ed inconfutabili, esattamente nella direzione opposta.
http://goodeden.myblog.it/archive/2007/11/30/il-piacere-dello-scrivere.html ho preso spunto da questo blog per sviluppare un poschino di piu l’interesse che suscita in noi il sapere con chi abbiamo a che fare dall’altra parte dello schermo,o del mondo chi lo sa!

la comunicazione sul webultima modifica: 2007-12-05T15:19:55+00:00da carolaparm
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